Giuseppe Di Francesco
Presidente

 

La pandemia che, come il terminatore solare, ha spazzato l’intero pianeta, da est a ovest, ci lascia un mondo cambiato.

Le case e le strade sembrano essere come sempre al loro posto, e così anche i campi e i capannoni industriali, ma l’epidemia ci ha coinvolti, travolti, cambiati.

Ha cambiato la scala dei valori che muove i comportamenti delle persone, la nostra percezione delle differenze, i concetti di vicino e lontano, di mio, nostro e tuo, di fiducia, pericolo e paura.

Ha travolto le nostre sicurezze, le nostre certezze, facendoci scoprire più deboli e vulnerabili, impreparati a affrontare le difficoltà, anche in quello che pensavamo fosse nient’altro che il tranquillo giardino di casa.

 

Un destino comune

La rapidità con cui la trasformazione è avvenuta è stata esponenziale, come le curve del contagio, moltiplicata rispetto alla velocità delle trasformazioni a cui eravamo abituati. 

È necessario allora ragionare sul lungo periodo, perché alcuni di questi cambiamenti diventeranno permanenti.

Perché se il dolore dei lutti potrà essere metabolizzato, se i danni all’economia potranno essere superati, la differente percezione, ormai radicata nelle coscienze delle persone che hanno vissuto l’emergenza, resterà.

La consapevolezza di avere un destino comune nel pianeta che abitiamo esce rafforzata da questa stagione straordinaria: studi condotti durante il diffondersi della pandemia hanno mostrato quanto la preoccupazione per gli effetti sulla salute delle altre persone del proprio Paese fosse addirittura maggiore (+9 punti percentuali per Italia, +13 punti percentuali per la media dei paesi del G7) della stessa preoccupazione per gli effetti sulla propria salute!

Le pandemie violente sono cavalieri del livellamento. Le grandi epidemie di peste, vaiolo e morbillo hanno agito in passato come forze di perequazione della società, trasformandola profondamente, perché è della malattia la capacità di colpire, come un cecchino, il più forte, di atterrare anche la città che si sente inespugnabile.

Ancora una volta, così come per le migrazioni forzate o per i disastri ambientali, la storia ha mostrato che i muri non possono proteggerci. Gli effetti dello sfruttamento dissennato delle risorse dell’ambiente, del diseguale sviluppo, della diseguale distribuzione di ricchezza e di diritti, così come quelli della malattia, ricadono su tutti.

 

Ci si salva solo se ci si salva insieme

In questo mondo cambiato c’è ancora più bisogno di Fairtrade. Di sostenere i più deboli e vulnerabili, di affermare giustizia sociale e diritti ovunque vengano calpestati.

Perché l’imprevista e improvvisa scoperta della nostra vulnerabilità non deve rischiare di farci dimenticare chi, con ben più difficoltà, è in grado di reagire alla crisi, che sia economica, ambientale o sanitaria. Non deve farci restringere l’orizzonte, la percezione e l’attenzione verso l’ingiustizia subita da quella parte enorme della popolazione dei Paesi in via di sviluppo, ma spesso anche delle nostre città e campagne, lasciata ai margini, privata del diritto a un reddito dignitoso per il proprio lavoro e in ragione di questo privata del proprio futuro.

Il cittadino che fa una scelta di acquisto responsabile, che sceglie un prodotto certificato Fairtrade per la propria tavola quotidiana, allarga l’orizzonte delle proprie scelte e allarga la comunità che riconosce come propria.

E lo spirito di comunità, che si è sviluppato e che è cresciuto nei giorni più difficili, può influire positivamente sul disegno di una società e di una economia più sostenibili.

Sta a tutti noi cogliere l’opportunità straordinaria di cambiamento che ci si offre, mettere in campo con ancora più forza il potenziale trasformativo che la proposta di Fairtrade porta con sé: mettere a valore l’accresciuto riconoscimento del messaggio di Fairtrade, che i numeri di questo rapporto annuale ancora una volta raccontano.

La pandemia globale ha mostrato che non sono necessari il contatto fisico o la vicinanza geografica per creare un’identità comunitaria, se c’è comunicazione efficace e comuni obiettivi.

Porre fine alla fame a alla povertà, assicurare la salute, garantire modelli di consumo e di produzione sostenibili, proteggere l’ecosistema: sono gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e sono oggi, a maggior ragione, gli obiettivi che devono guidare il nostro agire, perché riguardano, e hanno sempre riguardato, tutti noi.